Quando la realtà supera la fantasia: Fuitine, cunzate e serenate: chi più ne ha, più ne metta!!!

Matrimonio Siciliano a Villa Musco

Quando la realtà supera la fantasia: Fuitine, cunzate e serenate: chi più ne ha, più ne metta!!!

Care amiche de “Il Diario della Sposa”, ben ritrovate sulle pagine del nostro editoriale, ormai punto di riferimento per gli appassionati di wedding. Ditemi, come state? E’ passata una sola settimana dal nostro ultimo appuntamento, lasso di tempo che mi sembra davvero troppo lungo quando scrivo di argomenti che adoro. Ammetto che non vedevo l’ora di parlarvi di un qualcosa che mi ha sempre affascinato e, soprattutto, divertito. Come è facile immaginare, le sfumature che aleggiano su un matrimonio sono le più disparate e non riguardano esclusivamente il giorno della cerimonia, anzi! Ma andiamo con ordine.

Terra di paesaggi incantati, la Sicilia offre uno scenario naturalistico straordinario ed esclusivo. Può vantare un mare cristallino, una montagna incontaminata, verdi colline dove pascoli e aziende agricole esercitano la loro attività in perfetta armonia con l’ambiente circostante. Ci sono, poi, le tradizioni secolari che si tramandano di generazione in generazione, esattamente come gli usi e i costumi presenti nelle nove province, ognuna a modo suo sui generis. Altre peculiarità sono i suoi sapori genuini, gli aromi che addolciscono le stradine di campagna e i profumi di un’isola che, con la sua storia millenaria, è apprezzata in tutto il mondo.

Il matrimonio siciliano è, a modo suo, un vero e proprio evento, tanto nel rito quanto nella forma e nella sostanza. Non è inusuale assistere a cerimonie con un numero esagerato di invitati e partecipanti. E’ una festa, quindi, perché limitarsi? Tutti sono invitati, parenti, amici e conoscenti, non si escludere nessuno.
Ma entriamo nel cuore di alcune tradizionali usanze che ancora oggi caratterizzano i momenti salienti della vita dei due giovani che scelgono di convolare a nozze.

Il fidanzamento:

Fidanzamento e nozze, per i siciliani, sono sempre stati una cosa seria. In tempi antichi, i giovanotti incontravano le ragazze alla messa domenicale dove, sfruttando il momento, potevano lanciare occhiate furtive ai ragazzi presenti. Se allo sguardo malizioso del giovanotto lei rispondeva con un cenno della mano, detto “taliatura” voleva allora dire che si poteva andare oltre. Insomma, “affare fatto”. A questo punto il ragazzo chiedeva formalmente la mano della fanciulla alla sua famiglia e, in quell’occasione, si stabiliva la data delle nozze. Usanza più volte rivisitata, anche se la tradizione vuole che in molti paesi dell’entroterra si organizzi una cena formale con le due famiglie e che lo sposo chieda la mano dell’amata con il consenso dei suoi genitori.

La “fuitina”:
C’era chi a quei tempi, al rigore formale e rispettoso di tale gesto, non badava. E preferiva la cosiddetta ‘fuitina’. Gli amanti si mettevano d’accordo per scappare, andando contro la volontà delle famiglie e arrecando loro disonore. Se riuscivano a non farsi trovare per almeno tre giorni, erano legittimati a sposarsi senza la loro approvazione. Oggi questa usanza è quasi del tutto svanita, poiché sostituita dall’attuale convivenza di molte coppie.

I preparativi:
I genitori degli sposi e i parenti più stretti si attivano immediatamente per annunciare le nozze. Non solo, anche per accompagnare i giovani nelle faccende che attorno a esse ruotano, allo scopo di consigliare ciò che è meglio per la riuscita dell’evento. Tutto ciò è assolutamente attuale anche adesso. Ad accompagnare le spose al primo appuntamento con me, spesso ci sono schiere di mamme, nonne, sorelle, cugine e migliori amiche. Ma al fianco della sposa c’è sempre la madre, seconda protagonista che sa sempre qual è la scelta giusta per il matrimonio dell’amata figlia.
Prima di tutto, la scelta dell’abito. Non importa chi accompagnerà la sposa in atelier, ma è tradizione che, una volta acquistato, il vestito nuziale non debba essere portato a casa della futura sposa. Esso deve essere affidato a una parente importante che lo custodirà fino al giorno prima del matrimonio. Tra le usanze, questa è quella più rispettata. Anche io sono molto rigorosa a riguardo. D’altronde, ragazze, posso garantirvi che rivedere il vostro abito direttamente il giorno delle nozze darà a esso un valore ancora maggiore.

Il nido d’amore dei futuri sposi:

In passato, ma anche oggi, particolarmente diffusa è la “cunzata du lettu”, cioè una visita aperta a tutti, amici, parenti, invitati e non. Simboleggia l’apertura della futura abitazione. Secondo la tradizione a preparare il letto sono le amiche della sposa in età da marito o, in alcune zone dell’isola, le mamme dei fanciulli che convolano a nozze. Il letto viene allestito con lenzuola bianche ricamate dalla madre o dalla nonna della ragazza. E’ di rigore inoltre, predisporre sulle coperte disegni fatti con confetti, formando dei cuori o le iniziali degli sposi che, fino al matrimonio, non possono osservarlo.
Non sempre viene seguita alla lettera, però. Oggi, all’interno della futura abitazione, vengono ricevuti gli ospiti allestendo un tavolo con i regali ricevuti e offrendo loro confetti e dolci tipici. IL cosiddetto ricevimento dei regali. In questo contesto, messe in bella mostra sul tavolo dei regali, ci sono le fedi. Da sempre gli sposi, oltre ai testimoni e alle damigelle, designano anche i “compari d’anello”. Generalmente una coppia molto vicina a loro si offre di regalare le fedi per rafforzare il legame di amicizia o parentela. Spesso è proprio un testimone a proporsi.

La serenata:


Indubbiamente l’elemento più dolce. Usanza di origine medievale, si è diffusa rapidamente fino agli anni del secondo dopoguerra. La serenata era considerata un ottimo strumento per riunirsi e condividere con la comunità l’unione di due fanciulli. Come segno di ringraziamento, alla fine dell’esibizione, la famiglia della giovane omaggiava tutti con un ricco buffet. Venendo ai nostri giorni, lo sposo, la notte prima delle nozze, si reca sotto la finestra dell’amata e accompagnato dai parenti e dagli amici più cari intona il motivo scelto per la sua dolce bella. La sua storia non passa mai di moda e continua da sempre a far sognare intere generazioni di ragazze sicule, ma anche calabresi e campane.

Il giorno delle nozze:
L’unica tradizione che ancora oggi si ripropone in diverse zone dell’isola è quella dello scambio del bouquet.
E’ la suocera che regala il secondo bouquet alla futura nuora. Lo sposo non attende l’amata all’altare, ma si pone all’ingresso della navata per far incontrare le due famiglie. Sarà in quel momento che la suocera donerà i suoi fiori alla fanciulla in segno di conclamata approvazione e di benessere per i giovani. A meno che non sia desiderio della madre del fidanzato, la maggior parte delle dame in bianco preferisce avere un unico bouquet con il quale percorrere l’intera navata fino all’altare, dove il suo amato l’aspetta.

Virginia Mollica