WEDDING DAY, E IL PADRE DELLA SPOSA DOVE LO METTIAMO?

WEDDING DAY, E IL PADRE DELLA SPOSA DOVE LO METTIAMO?

Amiche mie, ho lungamente riflettuto sul tema di oggi. A distanza di quasi un anno dalla nascita del mio wedding blog, vi ho parlato di tutti quegli elementi che partecipano in maniera preponderante all’organizzazione del matrimonio perfetto. Vi ho raccontato storie di amori profondi, che mi hanno concesso l’onore di accompagnarli all’altare. E nonostante l’anno difficile che ci siamo lasciati alle spalle, abbiamo fatto tesoro dei momenti che ci sono stati concessi, cogliendone l’essenza.

Ecco, c’è una cosa che ho capito. Non è solo l’abito, non sono i fiori, neppure il più bello dello sfondo nuziale. Ma le persone. Sono i cuori emozionati e tremanti di quel giorno a fare davvero la differenza. E allora da dove partire? Beh, direi da lui, dal padre della sposa!

Trascurato, messo simpaticamente all’angolo; difficilmente ha voce in capitolo. Sono le donne di casa ad occuparsi dei preparativi, sempre loro a scegliere il tema, i colori, il menu, gli abiti e così via. Eppure il papà della sposa ha un ruolo centrale in chiave wedding day.

Ricordate il cult movie degli anni ’50 diretto da Vincente Minnelli, “Il padre della Sposa” (Father of the Bride)? Chi può dire di non averlo visto almeno una volta? Quella spassosa commedia americana ha fotografato alla perfezione il vecchio mood organizzativo. Papà Carlo, alle prese con il matrimonio della figlia, rischia il crollo nervoso una volta entrato nel gioco dei preparativi. Uno sperpero di denaro che gli provoca ansia e malcontento, mentre osserva sconvolto sua moglie tutta eccitata.

Ma se il suo compito non si limitasse solamente a finanziare i lavori? In realtà la sua presenza è di ben altro valore.

Innanzitutto è lui ad accompagnare la sposa all’altare. Non c’è momento più significativo dei passi agitati lungo la navata. Quel braccio a sostegno di un’emozione irripetibile è il lascito di una vita di premure e insegnamenti, di amore incondizionato e affetto paterno. Non ci sarà un’altra occasione come questa per dire grazie al proprio padre per aver fatto sì che quel momento diventasse realtà.

C’è poi il primo brindisi ad aprire il pranzo, usanza non sempre rispettata. E’ lui la persona giusta per celebrare la nuova coppia di sposi. Vuole essere un riconoscimento della bontà delle scelte della figlia e un manifesto di accoglienza del genero quale nuovo membro della famiglia.

E come non celebrare il momento con il primo ballo ad aprire le danze? Vedete amiche mie, c’è un motivo per il quale la tradizione ha riservato questi momenti privati alla sposa e al suo papà. E’ un legame indissolubile. Se accompagnarla all’altare significa “affidarla” alle cure dello sposo, il ballo a centro sala segna l’inizio di un legame rinnovato e più maturo, a significare che, nonostante l’inizio di una nuova vita, padre e figlia si ritrovano per un nuovo percorso alla pari.

Infine un’ultima riflessione. Che cerimonia sarebbe senza la sua presenza in giro per la sala a fare da riferimento nella gestione degli ospiti? E’ una presenza di alto profilo, che testimonia l’unione familiare e concede agli sposi di rilassarsi dopo il carico di emozioni.

Amiche mie, non trascurate mai questa straordinaria presenza. Non cedete ai nuovi dogmi organizzativi mettendo da parte il vostro amato papà. Nonostante l’emancipazione nei preparativi e il credo sfumato della tradizione, sarà sempre lui il vero punto di riferimento per la vita, e sarete sempre in cerca della sua approvazione, del suo appoggio, della sua presenza.

Virginia Mòllica



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